Cerca
Close this search box.

Ricerca dell’AUR: “Vanno, vengono: il bilancio migratorio umbro”

Pubblichiamo per i lettori di vivoumbria.it questa analisi redatta dal dottor Giuseppe  Coco per Agenzia Umbria Ricerche riguardo i flussi migratori in Umbria nel periodo che va dal 2002 al 2024. Nel complesso, la serie storica esaminata evidenzia la capacità dell’Umbria di mantenere, pur tra oscillazioni, un profilo di regione in grado di attrarre popolazione dall’estero. Nel periodo considerato, i flussi migratori – esterni e interni – si sono confermati un fattore rilevante nella dinamica demografica umbra, contribuendo a compensare, in parte, gli effetti del calo naturale.

***********************
Vanno, vengono: il bilancio migratorio umbro

di Giuseppe Coco

Il Focus che segue presenta un’analisi dei flussi migratori in Umbria tra il 2002 e il 2024, distinguendo tra mobilità internazionale e migrazioni interne al territorio nazionale. L’obiettivo è descrivere l’evoluzione dei saldi migratori e coglierne le implicazioni per la dinamica demografica regionale, in un contesto caratterizzato dal declino naturale (Natalità e mortalità in Umbria: il lungo declinoL’Umbria e il calo demografico che dura da oltre un decennio) e dall’invecchiamento della popolazione.

Analisi del movimento migratorio con l’estero in Umbria (2002-2024)
L’analisi del bilancio demografico dell’Umbria con riferimento ai flussi migratori da e verso l’estero, nel periodo 2002-2024, consente di cogliere una serie di dinamiche strutturali che contribuiscono a definire le traiettorie evolutive del territorio regionale in relazione ai processi di mobilità internazionale. Il dato saliente è costituito dalla costante positività del saldo migratorio con l’estero per l’intero arco temporale considerato, ad eccezione del 2015, che registra un saldo lievemente negativo.

Tale positività si manifesta in forme particolarmente accentuate nei primi anni del periodo, con valori che superano le 11.000 unità nei casi del 2003 e del 2007. Si tratta di anni in cui l’Umbria, al pari di altre regioni italiane non metropolitane, risulta essere un territorio di forte attrazione per la popolazione straniera, in un contesto caratterizzato da espansione economica moderata, elevata domanda di lavoro nei settori a bassa specializzazione e un sistema di welfare locale in grado di assorbire quote significative di nuovi residenti.

Nel decennio successivo si osserva una progressiva riduzione dell’ampiezza del saldo, accompagnata da una dinamica degli ingressi in calo e una crescita relativa delle uscite. In alcuni casi, come nel 2014 e nel 2015, la dinamica si approssima all’equilibrio o si inverte leggermente, segnalando una fase di transizione in cui l’attrattività dell’Umbria tende a indebolirsi. Tale andamento può essere letto in relazione alla doppia crisi – economica e migratoria – che investe l’Europa in quegli anni.

A partire dal 2022, si registra un nuovo incremento del saldo degno di nota, per cui il dato si porta sopra le 4.000 unità nette annue. Questo recupero appare parzialmente attribuibile a una ripresa dei flussi in entrata più che a una contrazione dell’emigrazione. In questa fase, il sistema migratorio umbro sembra aver acquisito una configurazione più stabile, con un equilibrio relativo tra fattori di attrazione e di mobilità in uscita.

Da un punto di vista più generale, il bilancio migratorio con l’estero costituisce una componente rilevante e ormai strutturale della dinamica demografica regionale, e in quanto tale richiede una considerazione attenta e continuativa. Nel complesso, la serie storica esaminata evidenzia la capacità dell’Umbria di mantenere, pur tra oscillazioni, un profilo di regione in grado di attrarre popolazione dall’estero. Ciò è rilevante se considerato alla luce del contestuale declino naturale della popolazione e della crescente pressione demografica legata all’invecchiamento. In assenza di un saldo migratorio positivo, la dinamica demografica regionale risulterebbe ulteriormente appesantita, con implicazioni di medio-lungo periodo sulla sostenibilità sociale e territoriale.

Analisi del movimento migratorio interno in Umbria (2002-2024)
L’analisi del movimento migratorio interno dell’Umbria nel periodo 2002-2024 restituisce un quadro di relativa stabilità, contrassegnato da un saldo positivo nella maggior parte degli anni, ma con intensità modeste e con alcune fasi di temporanea inversione. Il saldo complessivo tra ingressi da altri Comuni italiani ed emigrazioni verso altre aree del Paese appare tendenzialmente favorevole alla regione, pur evidenziando segnali di progressiva attenuazione nel tempo.

Nella prima fase, che va dal 2002 al 2010, il saldo migratorio interno oscilla tra circa più mille e duemila unità annue, con un massimo nel 2002. Questo andamento riflette una discreta capacità attrattiva dell’Umbria nei confronti della popolazione proveniente da altre regioni italiane, probabilmente riconducibile a fattori quali la vivibilità percepita, il costo relativamente contenuto della vita e la presenza di contesti urbani e rurali considerati “a misura d’uomo”. In quegli anni, l’Umbria sembra rappresentare un’alternativa praticabile, soprattutto per nuclei familiari o individui in cerca di maggiore equilibrio tra qualità della vita e accessibilità economica.

A partire dal 2011 si osserva un rallentamento significativo di questa dinamica. Il saldo si riduce drasticamente, fino a sfiorare la parità nel 2011 (+207) e a diventare negativo per due anni consecutivi: nel 2013 e nel 2014. Questi segnali sono interpretabili nel contesto di una fase di contrazione generalizzata dei flussi di mobilità territoriale a livello nazionale, legata sia alla crisi economica sia all’erosione delle aspettative di mobilità ascendente associate al trasferimento residenziale. In questo periodo, l’Umbria sembra essere percepita meno attrattiva rispetto ad altri contesti regionali, e anzi mostra segnali di fragilità.

Dal 2015 in avanti, il saldo torna positivo, ma si mantiene su valori molto contenuti, raramente superiori alle 400-500 unità. La tendenza suggerisce una dinamica demografica interna a bassa intensità, nella quale ingressi e uscite si compensano quasi perfettamente. L’Umbria si configura così come una regione di sostanziale equilibrio migratorio interno, né fortemente attrattiva né soggetta a consistenti processi di spopolamento indotto da mobilità.

Negli anni più recenti si rilevano variazioni contenute dei saldi che rendono le fluttuazioni rilevate statisticamente poco indicative di un qualsivoglia mutamento strutturale della dinamica in atto. Nell’insieme, il movimento migratorio interno si presenta oggi come una dinamica contenuta. I saldi, generalmente stabili e modesti, indicano flussi ordinari inseriti in un contesto di equilibrio.

Più in generale, il quadro umbro si allinea alle tendenze osservabili in altre aree dell’Italia centrale, caratterizzate da bassa mobilità e crescente stabilità residenziale, soprattutto tra la popolazione non più giovane.


Nel periodo considerato, i flussi migratori – esterni e interni – si sono confermati un fattore rilevante nella dinamica demografica umbra, contribuendo a compensare, in parte, gli effetti del calo naturale. In un contesto segnato dall’invecchiamento della popolazione e da una natalità strutturalmente bassa, i movimenti in entrata – soprattutto dall’estero – hanno attenuato la contrazione complessiva. Nel tempo, questi movimenti incidono sulla struttura demografica regionale in modo silenzioso ma persistente.

Articoli correlati

Commenti