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I segreti della panificazione che caratterizzano le fragranze di Lale Bakery a Elce

PERUGIA – Trasformare pochi ingredienti semplici – farina, acqua, lievito, sale e zucchero – in pane fragrante o soffici dolci è un processo affascinante che conserva ancora dentro di sé una punta di mistero. La lievitazione, il gioco tra temperatura e umidità, la cura nei tempi di lavorazione: tutto contribuisce a creare un prodotto finale che è molto più della somma delle sue parti.

Nel caso di Alessandra Chiappini, titolare di Lale Bakery, panificio artigianale e caffetteria di Elce, Perugia, questa “magia” non è solo tecnica, ma anche passione, amore, curiosità e tanta determinazione

“Tutto è nato quando ho iniziato a panificare la prima volta a casa, nel 2015, creando il mio primo lievito madre – racconta Alessandra – La cucina è sempre stato un mio interesse, ma tante cose non mi piacevano e non capivo quale fosse il posizionamento più corretto per me. Ho lavorato quindi un po’ in tutti gli ambiti della ristorazione, sia davanti, al pubblico, sia nelle cucine finché, coltivando la passione per la panificazione, ho capito che era quella la mia dimensione. Ho poi continuato a studiare da autodidatta ed è per questo che qui nel locale ci sono tanti libri su questo argomento: un po’ perché volevo che fosse simile a casa mia, cosa che in effetti è, ma soprattutto perché i libri sono stati lo strumento che mi ha aperto la mente in questo senso. Oggi continuo ad amare quei momenti di incertezza e scoperta, tipici di una panificazione lenta e artigianale, dove la ricetta è sempre la stessa ma le variabili sono infinite: il tempo, l’umidità, la farina, il lievito… questo per me è la cosa più bella. Entrare nel laboratorio la mattina presto, in genere verso le 4, 4.30, e nel silenzio, scoprire il frutto del lavoro della giornata precedente.

 

 

Originaria di Panicarola, Alessandra apre il suo locale il 2 dicembre 2023. A pochi mesi dall’apertura, Lale Bakery entra nella guida Pane e Panettieri d’Italia del Gambero Rosso e poco dopo anche in quella dedicata ai migliori bar d’Italia, mentre è di poche settimane fa il riconoscimento che arriva della rivista Dolcesalato: unica umbra  nella Power list dedicata alle 30 donne italiane che stanno cambiando il mondo della pasticceria contemporanea. Nel mentre i clienti aumentano e non è raro, soprattutto nel fine settimana, vedere la fila delle persone che arriva fino al marciapiede esterno.
Ma l’apertura di un’attività non è solo successo e gratificazioni e la storia di Alessandra può di certo diventare di ispirazione per il coraggio e la determinazione: “quando abbiamo aperto è stato difficile perché dopo un solo mese eravamo completamente coperti dalle impalcature per i lavori di ristrutturazione ed abbiamo dovuto contare solo sul passaparola, che è stato importantissimo. Adesso, quando ogni tanto vado davanti e guardo la fila fino a fuori un po’ mi stupisco… prima non la vedevo perché eravamo coperti, ora invece la vedo e ogni volta è come se non me lo aspettassi. E’ bello.”.
In un settore ancora dominato dagli uomini poi “anche aprire non è stato facile, ci ho messo tanto tempo, un po’ perché non avevo ancora le idee chiare su ciò che volevo fare, un po’ perché una volta deciso, ci è voluto tantissimo, più di un anno, per trovare un posto. Questo lavoro, almeno nella nostra regione, è considerato ancora tipicamente maschile: continuavano a chiedermi se fossi da sola a voler aprire un’attività del genere, se non ci fosse davvero nessun’altro che mi aiutava e ancora capita ogni tanto qualcuno mi chieda se i dolci o il pane arrivino da altri forni o chi è il panettiere”.

 

 

Ma a dispetto di chi non ci credeva, adesso varcare la soglia della Bakery significa entrare in un ambiente caldo e familiare, dove il sorriso del personale si accompagna a una scelta vastissima di delizie: dai croissant sfogliati a regola d’arte ai pani ai cereali, dalle paste ripiene di cioccolato e panna alla pizza fragrante.
Menzione speciale per la vasta scelta di prodotti vegani, altra piccola grande innovazione per quanto riguarda la città di Perugia: “il primo motivo che mi ha spinto a farlo è strettamente personale, io stessa sono vegana e questi sono i gusti che conosco meglio. Guardandomi intorno poi, ho visto che c’è sempre stata poca attenzione verso quella parte di persone che, per motivi diversi, hanno la volontà di non mangiare più derivati animali. Spesso per queste persone fare colazione fuori significa accontentarsi dell’ultimo cornetto secco in fondo. A me piaceva invece dare risalto a questa varietà di sapori che sono tanti , poco conosciuti ma altrettanto soddisfacenti delle varie creme alle quali siamo abituati. Per fortuna ad oggi io vedo una grande richiesta, a prescindere dal fatto che ci sono molte intolleranze, soprattutto le nuove generazioni sono molto più consapevoli ed attente verso certe tematiche, ambientali e di sostenibilità legate all’alimentazione. Perché è importante ricordare che le scelte che noi facciamo a tavola si ripercuotono poi sull’ambiente circostante.”

 

Crediti fotografici: Giovanni Tarpani

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