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Alberto Sordi Secret: un bello “spot” per l’Umbria grazie a Igor Righetti

PERUGIA – “Prima di tutto sono contento anche per l’Umbria, visto che ci ho girato tante scene del film e dunque la sto portando per il mondo. Una terra alla quale sono personalmente molto legato e che, del resto, amava anche Alberto. Basti citare il film Fumo di Londra…”.E’ il commento di Igor Righetti, cugino di Alberto Sordi che l’attore chiamava “il nipotino” vista la notevole differenza d’età. E in effetti per la nostra regione la sua pellicola  Alberto Sordi Secret è un bello spot visto che sta raccogliendo molti consensi anche a  livello internazionale.

Il giornalista, scrittore Igor Righetti, qui giovanissimo, accanto al cugino Alberto Sordi

Si va dall’America Golden Picture International Film Festival dove è stato selezionato come miglior film, miglior documentario, migliore musica e migliore testo originale, al Miami Cinematic International Fest 2025 dove si è imposto nella sezione Award Winner fino alla candidatura al festival canadese “Couch FF”.

Avevamo intervistato Righetti l’estate scorsa nel pieno della forte eco che stava suscitando l’uscita del film tratto dal libro che lo stesso giornalista e conduttore Rai aveva fatto uscire pochi mesi prima, ottenendo 6 premi letterari internazionali e 11 ristampe. Dal suo entusiasmo, dalla passione e dedizione che aveva messo, si intuiva facilmente che la pellicola, primo docufilm internazionale dedicato a Sordi, avrebbe riscosso consensi unanimi di critica e pubblico.

Si muore realmente solo quando si è dimenticati” soleva dire Alberto Sordi. Questa convinzione ha mosso Righetti a realizzare il film. Un omaggio doveroso quanto autentico, dalla narrazione per certi aspetti intima ma anche esilarante per l’aneddotica sconosciuta disvelata, che “il nipotino” ha saputo trasporre nei fotogrammi. di tutto perché non c’era niente di simile su Alberto con la convinzione che questi grandi personaggi non moriranno mai finché li ricorderemo. E il rischio c’è, soprattutto per quanto riguarda le giovani generazioni. L’altra mia convinzione è che Alberto avrebbe “Ho realizzato il film – spiega – sicuro che Alberto avrebbe dato la sua approvazione ma a una condizione: lui, a noi familiari stretti, ha sempre fatto una raccomandazione che ho rispettato; ‘i fatti nostri – ci diceva –  raccontateli soltanto quando sarò in orizzontale’. Lui era un fervente cattolico, al punto da pensare che fare sesso fosse un peccato, e un grande scaramantico, per cui il termine morte non lo usava mai. Anche perché era convinto probabilmente di essere immortale e che non solo sarebbe senz’altro andato in paradiso, ma che avrebbe avuto un posto in prima fila; del resto aveva fatto tanta beneficenza, mai sbandierata, a differenza di tanti. Frequentava gli orfanotrofi, ha adottato una marea di bambini a distanza, ha donato 10 miliardi di lire per l’acquisto di un terreno dove è sorto un campus biomedico per un centro anziani. Il film – prosegue – parla volutamente dell’Alberto meno o affatto conosciuto, con la riproposizione filmica, che non significa fiction, che si ferma ai suoi 17 anni, quando Alberto tornò da Milano dopo la disastrosa parentesi milanese in cui lo cacciarono dall’Accademia dei Filodrammatici per problemi di pronuncia. Poi la narrazione su Alberto adulto prende forma con filmati inediti che ho tratto dopo un lungo periodo di ricerca dalle varie teche, e dalle testimonianze flash, non interviste già viste e sentite, di chi lo ha conosciuto davvero. Tutto attraverso scene girate in bianco e nero, ambientate tra il 1920 e la fine del 1930, con scene in costume, auto d’epoca e grazie a un cast eccezionale. Proprio da quell’Alberto bambino si capisce dove è arrivato, faccio emergere il suo essere così determinato e disposto a enormi sacrifici pur di poter avverare il suo sogno di diventare l’attore più grande. Il film fa capire aspetti della sua vita privata e intima”.

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